amilcar santucho
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Dal 1976 al 1983 l’Argentina fu vittima di una spietata dittatura

L’intervento di Alida Vitale è stato pronunciato all’inizio dei lavori del Comitato, svoltosi il 24 marzo e in cui è stato anche ricordato il 77esimo anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine.

Oggi, 24 Marzo 2021, ricorre il 45° anniversario del golpe civico-militare, che scatenò repressione e morte contro decine di migliaia di persone. Centri di tortura, prigioni non ufficiali e 30.000 “desaparecidos”, persone scomparse che quel regime ha lasciato in eredità alla storia contemporanea.

“Terrorismo di Stato” in quanto militari e civili, al vertice del paese, hanno compiuto crimini inenarrabili: i voli della morte, quando corpi inermi di presunti oppositori venivano gettati dagli aerei nel mare o il rapimento dei figli delle detenute che venivano soppresse dopo il parto, lasciando migliaia di bambini privi della loro identità, della loro famiglia, della loro storia.

In nome della repressione del dissenso la giunta militare che ha governato il paese durante quegli anni ha utilizzato la macchina statale e, contemporaneamente, ha negato diritti e garanzie al popolo che sosteneva di difendere.

Grazie alla tenacia delle Madri di Plaza de Mayo, alle Nonne, agli organismi dei diritti umani, oggi il muro del silenzio si è finalmente infranto.

Nel nostro paese, già nel 2003, la Corte d’Assise di Roma aveva condannato all’ergastolo due generali riconosciuti colpevoli della scomparsa di militanti di origine italiana; oggi anche in Argentina sono stati attivati i processi e sono (tardivamente) arrivate le condanne dei responsabili.

In quegli anni, in tutta l’America Latina, erano in corso processi repressivi come l’Operazione Condor, un accordo proposto nel 1975 dal Cile di Pinochet ed accettato con entusiasmo dalle polizie e dai servizi segreti delle dittature del Cono Sud del Latinoamerica (oltre all’Argentina, Paraguay, Uruguay, Bolivia, Brasile).

In base a tale accordo, gli oppositori rifugiatisi nei diversi paesi potevano essere liberamente catturati, violando tutte le frontiere geografiche e politiche e, soprattutto, calpestando i diritti umani fondamentali.

È questa la storia dell’Avv. Amilcar Santucho da poco narrata dal fratello Julio Cèsar al Convegno Internazionale, svoltosi nell’ambito delle celebrazioni del centenario della nascita di Bianca Guidetti Serra.

Nel marzo 1979, in piena dittatura, Bianca accompagnò in Paraguay i familiari di Santucho per cercare di avere sue notizie: lì era riparato dall’Argentina nel 1975, pochi mesi prima del golpe. Da allora nessuno aveva avuto più sue notizie: grazie all’impegno dei genitori di Santucho e di Bianca G.S., quale rappresentante dei Giuristi Democratici Italiani, Amilcar venne ritrovato trattenuto in un commissariato e, dopo quasi cinque anni di detenzione illegale, poté rifugiarsi in Svezia.

Bianca Guidetti Serra definì questo suo impegno professionale come pratica militante di internazionalismo democratico dei Diritti Umani e, come si legge nell’autobiografia, sostenne che è attraverso questi “avvilenti e arbitrari comportamenti di cui si fa esperienza che si misura la differenza tra una dittatura e un paese democratico, pur con tutti i suoi difetti, come il nostro”.

Memoria y Justicia, Nunca màs el silencio, Memoria e Giustizia, Mai più il silenzio vanno ancora gridando le ultime madri e nonne argentine: queste parole risuonano come un monito per le nostre coscienze, pensando a quei paesi nel mondo (Libia, Siria….) dove torture ed assassinii continuano ad essere praticati nell’indifferenza collettiva.

Alida Vitale

Guarda l’intervento di Julio Cèsar Santucho al Convegno L’impegno civile di Bianca Guidetti Serra.

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